Il Virgilio a Teatro

Intervista con la prof.ssa Patrizia Mapelli, responsabile delle relazioni tra il Virgilio e i teatri milanesi

Intervista con la Professoressa Mapelli 

Da Laura Rossi 5LB 

 

Lei potrebbe raccontarmi come è nato questo rapporto tra la scuola e il Piccolo teatro, cioè, questa idea di portare gli alunni a vedere gli spettacoli? 

 

Allora, io sono una che ha sempre frequentato il teatro, e devo ringraziare mia madre perche mi ci ha portato quando avevo ancora tre anni; quindi è una passione che è stata trasmessa dalla mia famiglia, e oggi sono esattamente cinquantaquattro anni che seguo il teatro; lo facevo anche nel liceo dove lavoravo prima,  a San Donato.  Uno dei teatri che a mio avviso ha sempre fatto una proposta, non solo di ricaduta dal punto di vista scolastico, attraverso spettacoli di drammaturgia contemporanea, anche con registi internazionali, è proprio il Piccolo Teatro. In realtà ci sono talmente tanti teatri a Milano, che spesso è difficile fare una scelta. Da questa prima esperienza è nata la mia collaborazione con il Piccolo; quando sono arrivata al Liceo Virgilio i ragazzi già frequentavano il teatro, ma ogni docente si occupava della sua classe. io sono dapprima partita in sordina con le mie classi, poi piano piano ho preso in mano l’organizzazione dell’intera scuola e ho consolidato questo rapporto con il Piccolo Teatro, ma  anche con il teatro Elfo Puccini. Abbiamo  trovato questa formula degli abbonamenti che permette ai ragazzi di vedere molti spettacoli della stagione. In particolare io opto per la sera, perche sono pienamente convinta che una vera educazione al teatro deve essere fatta alla sera e non al mattino, poiché al mattino viene un po’ letta come una possibilità per evitare “le ore di lezione”; almeno quando io andavo al liceo,  questa era un po’ l’abitudine. Quindi io tengo tantissimo che i ragazzi vadano alla sera. Abbiamo iniziato piano piano prima con le mie classi, poi con le classi di altri colleghi e siamo arrivati a questo mare magnum di abbonamenti, che sono diventati quasi parte del dna del nostro Liceo, anche perche è la formula più conveniente per i ragazzi, dato che quattro spettacoli costano solo 40€, cinque spettacoli 50€.  In seguito è nata anche questa proposta che io feci tre anni fa al Piccolo,  quando entrò in vigore la normativa sulla alternanza scuola lavoro; abbiamo organizzato un progetto triennale, un percorso sul teatro che ha portato le mie due classe, una dello scientifico e l’altra del classico, a fare un percorso che io ritengo molto vigoroso. 

 

Possiamo parlare anche del rapporto studenti e teatro, lei ritiene che gli studenti vanno al teatro volentieri?

 

Io provengo da una formazione di studi classici, quindi coltivo questa passione dovuta anche anche allo studio cui mi sono dedicata sul teatro greco; sono pienamente convinta che il teatro sia la rappresentazione della vita dell’uomo, chiaramente in un linguaggio non necessariamente verbale: il teatro è l’espressione di vissuti, di pensieri, di quotidianità, di sentimenti che spesso sono difficili da esprimere. Non tutti hanno la possibilità di andare al teatro e non tutti le famiglie portano i ragazzi al teatro; non penso che il teatro serva da corollario al percorso che si è fatto a scuola, però nel teatro, soprattutto in quello contemporaneo, in alcune regie in particolare, c’è la possibilità di sviscerare temi che sono trasversali e in questo modo i ragazzi hanno la possibilità anche di dialogare e di collocare quello che vedono a teatro con i contenuti scolastici; è un modo per esprimersi, è un modo per socializzare, poiché questo è anche un compito del teatro, è un modo per cercare di venir a conoscenza di tematiche o di vissuti che magari i ragazzi non hanno mai incontrato, poiché non tutti leggono i quotidiani, non tutti leggono libri… quindi in questo modo esiste una possibilità in più che viene offerta per la loro crescita culturale. In questi anni ho constatato che i ragazzi, maschio o femmina che siano, vivaci o meno vivaci, sono veramente riusciti a tirar fuori emozioni che molto probabilmente, soprattutto in questo epoca storica, non riescono a esternare per una serie di motivazioni; il teatro in questo senso riesce a smuovere dei sentimenti; se è vero che c’è una catarsi, i ragazzi riescono a sperimentarla. Io reputo che il teatro sia una parte fondamentale del percorso di crescita degli studenti e, a mio avviso,  penso che l’obiettivo più importante che io abbia raggiunto in questi anni sia di essere riuscita a trasmettere questo amore per il teatro; mi confrota il fatto che anche gli ex studenti, che ormai sono in ambito universitario o comunque si sono già laureati, in base a questa consolidata questa abitudine appresa al liceo, tutt’oggi vengono al teatro con me. Quindi, il fatto di fare da testimone anche per le future generazioni, consapevole che questi giovani saranno il publico di domani, questo rimane per me fondamentale. 

 

Quale sono le sue preferenze personali? ci sono degli spettacoli recenti che la hanno colpito di maniera speciale? 

 

Io vedo circa 150 spettacoli all’anno, e riesco ad andare a due, tre, quattro, a volte addirittura sette sere su sette al teatro. A me piace molto il teatro contemporaneo, in particolare modo certa drammaturgia tedesca o comunque drammaturgia europea. Ho amato molto Ronconi, soprattutto il Ronconi dei primi tempi, quando proprio indagava sulla parola, riusciva a sviscerare tematiche e a rappresentare i classici con una nuove chiave di lettura. Mi piacciono molto tutti i drammaturghi contemporanei; da anni ho consolidato questo rapporto, da cui  poi è nata l’amicizia con Carmelo Rifici, che è l’attuale direttore della scuola del Piccolo Teatro. Lui ha preso il posto di Ronconi ed è anche il direttore del LAC Lugano; sono riuscita a portare i ragazzi a Lugano perche conosco il lavoro che lui fa dal punto di vista registico e il lavoro che fa sugli attori. Lui rappresenta dei classici con un occhio al contemporaneo; ormai sono pochissimi o forse non c’è più nessuno che fa delle opere dal punto di vista filologico;  uno Shakespeare “filologico” non lo fa più nessuno, anche perche il pubblico dovrebbe stare quattro o cinque ore al teatro. Lo stesso vale per qualsiasi tragedia greca. Penso che oggi i ragazzi abbiamo bisogno di un ritorno a quella che è la classicità o ai classici, che però nello stesso tempo preveda anche uno sguardo sul contemporaneo, perche altrimenti non riuscirebbero ad apprezzare adeguatamente i contenuti.

Io ho apprezzato molto negli ultimi tempi il lavoro che è stato fatto al Piccolo su Uomini e no, che è propone un testo sul tema della Resistenza che non sempre gli studenti riescono ad affrontare a scuola. Anche lo spettacolo, realizzato sempre da Carmelo Rifici, Avevo un bel pallone rosso, sul tema delle brigate rosse di Mara Cagol, pone gli studenti di fronte a una tematica storica urgentissima, ma che la scuola fa fatica ad affrontare in modo approfondito.

L’altro drammaturgo, regista e attore che ha instaurato con noi un rapporto ormai settennale è questo giovane drammaturgo che si chiama Tindaro Granata, che ha fatto una serie di spettacoli di tema sociale che possono andare da Antropolaroid a Invidiatemi come io ho invidiato voi e a Gepetto e Gepetto, con il tema della omogenitorialità. Infine mi è piaciuto anche l’ultimo spettacolo sul tema dell’autismo, Dedalo e Icaro, a cui ha partecipato più della metà degli studenti del Virgilio; mi è piaciuto perche ha questo sguardo molto ancestrale sul dei temi che sono ostici e che non tutti hanno un coraggio di portare alla luce.

Mi è piaciuto molto anche Ragazzi di vita realizzato da Massimo Popolizio, anche lui di casa al liceo Virgilio.  Il bello poi è che con queste persone abbiamo consolidato un rapporto anche di trasmissione e consegna e vengono spesso e volentieri a scuola per realizzare questo feedback. In futuro ci saranno adesso altri spettacoli che attendo con interesse, uno da parte di un grande regista di origine belga, famoso dal punto di vista internazionale Scannasurice. Attendo con interesse anche La vecchia Scorticata di basile, che penso non sia mai stato rappresentato. Questi sono spettacoli che proporremo agli studenti. Poi c’è una lunga serie di spettacoli che ho visto da sola. Due settimane fa ho visto Beatitudo di Armando Punzo. E’ uno spettacolo veramente corale, con un cast che potrebbe essere veramente di una opera lirica, ed è impressionante il lavoro sul testo di Borges. Aggiungo inoltre che è apprezzabilissimo il lavoro che lui fa da trent’anni con i carcerati di Volterra da cui poi è nato la compagnia della Fortezza.

 

Lei ha già fatto delle collaborazioni, di scrittura o no, con degli autori?  

 

Collaborazione di scrittura no; io ho consolidato con alcuni autori delle amicizie e propongo loro delle recensioni di tipo verbale; non faccio mai recensioni scritte anche se spesso me lo chiedono. Ho instaurato questo rapporto con alcuni autori ed è un rapporto di grande stima reciproca e di grande sincerità; bene o male posso constatare che c’è un fil rouge, un leitmotiv che lega tutti questi autori e c’è una poetica in ognuno di loro e che io, in parte, condivido poiché conosco come lavorano. So che sono delle persone molto serie, non sono dei venditori di fumo, perche purtroppo negli ultimi anni il teatro sta lodando, apprezzando, anche molte compagnie che onestamente secondo me non hanno nulla da dire, e che sono portate in auge dai critici, ma sotto sotto non ci trovo questo grande lavoro e non trovo che i loro spettacoli siano proponibili ai i miei studenti. Collaborazioni scritte con gli autori non le ho mai fatte; ho un rapporto consolidato prettamente di tipo dialogico. 

 

Lei avrebbe interesse di fare delle collaborazione scritte?  

 

Volendo le potrei fare, ma onestamente gestire tutti gli abbonamenti che sono più di 1200 abbonamenti al Virgilio mi viene difficile perche di mattina ho lezioni, al pomeriggio… dopodiché io faccio una vita a teatro e sopratutto questo percorso di tre anni con il Piccolo mi ha portato via veramente tanto tempo, alla sera sono al teatro ed è vero che non dormo (risate) pero dovrei avere una giornata di 48 ore!

 

Ma tutto questo ha portato sicuramente tante soddisfazioni…

 

Si sicuramente, tantissime soddisfazioni, le vedo sopratutto in quei ragazzi che ho sempre visto indifferenti e li abbiamo abituati gradualmente.  Poi devo anche stare attenta a cosa si propone a questi ragazzi, perche al primo anno del liceo non è possibile sbagliare, altrimenti non ti seguono più negli anni successivi. Ad uno spettacolo prettamente classico della durata di tre ore, portare una prima liceo… questi per tutta la vita non verrano più a teatro! Bisogna trovare qualcosa di accattivante e poi piano piano si può alzare il tiro. Quando propongo ai colleghi la stagione, sia del Piccolo sia del Elfo o anche del Franco Parenti oppure quando c’era il Ringhiera, propongo sempre degli spettacoli che non hanno attinenza con dei programmi dei vari anni; però, come tutti i linguaggi non verbali, ci danno la possibilità di discutere e di dialogare in classe, e questo penso sia la cosa più fondamentale per le nuove generazioni.