Il Virgilio a Teatro, rubriche

Recensione di Finale di Partita, Milano, Piccolo Teatro, 25 Ottobre 2018

a cura di Laura, 5LB

Finale di Partita

di Samuel Beckett

Milano, Piccolo Teatro, 2018

 

Regia Andrea Baracco

Autore: Samuel Beckett

Protagonisti: Glauco Mauri, Roberto Sturno Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta Musiche Giacomo Vezzani Produzione Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno Durata di 75 minuti Numero di atti: 1 Titolo originale: Fin de Partie Prima rappresentazione:  Londra, Royal Court, Aprile 1957

 

Samuel Beckett, premio Nobel per la Letteratura nel 1969, offre in Finale di Partita un ritratto della condizione umana segnata dalla sofferenza e dall’assurdità dell’ “essere”, dai limiti e dalle possibilità della libertà individuale, dalla solitudine di ciascuno di fronte al mondo. Beckett stesso propone un confronto tra il gioco degli scacchi e il contenuto dell’opera; la partita giunge alla sua conclusione e soltanto qualche pezzo è rimasto nel gioco. Quando Finale di Partità debuttò a teatro, Il testo e l’idea stessa dell’opera erano troppo distanti dal gusto del pubblico dell’epoca. Alcuni attori rifiutarono di recitare la parte di Nell e Nagg quando seppero che dovevano stare dentro scatole per la “spazzatura”. La prima rappresentazione nel 1957 ottiene delle critiche quasi tutte negative.

 

Dopo la devastazione prodotta dalla Seconda Guerra mondiale, Finale di Partita  mostrava  l’impossibilità per un artista di rappresentare ancora qualcosa: non c’è natura e non esiste nient’altro, al di là delle piccole finestre della stanza, che puzza di cadaveri ovunque. Quattro personaggi sono in una stanza- refugio post-atomico e giocano una sorta di partita a scacchi (da cui il titolo): sono Hamm (rappresentate il re) cieco e paralitico, i suoi genitori, Nagg e Nell, che durante un incidente hanno perduto le gambe e perciò sono racchiusi in due contenitori per la spazzatura, e Clov, servitore di Hamm, che non può mai sedersi. Hamm e Clov, per sopravvivere, hanno bisogno l’uno dell’altro: solo Clov può dar da mangiare ad Hamm, e solo Hamm possiede le chiavi della dispensa. Se fuori dal rifugio il mondo esista ancora è lasciato alla libera interpretazione dello spettatore.

 

Beckett fu un esistenzialista anticonformista e la sua opera è una parodia dell’esistenzialismo come riflessione sull’ individualità, il tentativo di rappresentare l’assoluta mancanza di senso e l’assoluta necessità di trovarlo. Il liguaggio è breve, composto da monologhi e dialoghi, spesso secchi e concisi; tra l’altro ciò che accade sul palcoscenico spesso contraddice le parole pronunciate dai personaggi. Hamm e Clov vivono tutti i giorni come se fossero gli sempre stessi, hanno perduto il senso del tempo e guardano alla propria solitudine di fronte al mondo, all’assurdo dell’esistenza. I due personaggi spesso riflettono sulla loro inutilità, precarietà e fallimento. Il personaggio Clov ha movimenti un po’ goffi e risate ripetute senza apparente motivo, e ciò dona al personaggio l’apparenza di un robot, di un uomo senz’anima. Tuttavia egli è alla ricerca di una sua autonomia interiore, di un suo significato, sembra sempre cercare di andarsene via da Hamm ed ottenere la propria libertà individuale, per dare un senso alla propria esistenza; questa ricerca costituisce uno dei fili conduttori del dramma.

 

Il personaggio principale, Hamm, sembra di aver in sé una negatività dovuta al suo egocentrismo. L’egocentrismo del personaggio trova la sua espressione nell’ossessione di stare, con la sua sedia a rotelle,  precisamente al centro della stanza, che secondo lui è tutto il mondo, mentre gli altri personaggi esistono solo per servirlo e ascoltarlo, per farlo sentire importante. Il personaggio stesso sembra di essere consapevole del suo egocentrismo, quando in uno dei suoi monologhi si ricorda di tutti quelli che poteva aiutare, senza poi averlo fatto. Hamm continua a tormentare Clov dandogli ordini assurdi in continuazione e anche Clov (personaggio che è l’esatto opposto di Hamm: ci vede ma non può mai sedersi) tormenta Hamm, sempre minacciando di andarsene via e di abbandonarlo. Hamm e Clov sono uno l’opposto dell’altro: il primo, cieco e obbligato a stare su una sedia a rotelle, il secondo, capace di muoversi, ma legato da un rapporto di obbedienza con Hamm che, nonostante la sua continua voglia di andarsene, gli impedisce di compiere questo proposito. I personaggi sono costretti a condurre una vita che tutti i giorni è sempre la stessa all’interno della stanza post-atomica, senza mobili e con una luce grigiastra; le pareti dalle tonalità verdi e marroni con soltanto piccole finestre dove non si vede nulla che puro grigio, lasciano la sensazione che una catastrofe ha cancellato quasi ogni traccia di vita sulla Terra. Vicino alla porta, un quadro è appeso con la faccia contro il muro e una porta conduce alla cucina, ma lì lo spazio è chiuso e questo è tutto l’universo del dramma: l’esterno ormai non esiste. Nell e Nagg, i genitori di Hamm, sono posti all’interno di scatole della spazzatura, autentiche “gabbie” per l’immondizia, come fossero cassetti nella scenografia.  La peculiarità dei due interpreti, Elisa di Eusanio e Mauro Mandolini, è di essere totalmente nudi; questo può essere interpretato come segno  della loro identità di “progenitori” all’interno della trama. La coppia sembra legata da un affetto sincero quando raccontano le loro memorie di un passato lontano e diverso, dando luogo all’unico dramma veramente “umano” della trama.

https://www.piccoloteatro.org/it/2018-2019/finale-di-partita